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BUONA LA PRIMA!

  • 25 nov 2019
  • Tempo di lettura: 3 min

di Lisa Ragagnin lunedì 25 novembre 2019

"Allora anche tu vieni dal cielo! Di quale pianeta sei?" Rimasi scioccato da queste parole e subito gli domandai: "Quindi tu vieni da un altro pianeta?"

Portare in scena Il Piccolo Principe, sabato 16 novembre 2019, è stato per noi un'esperienza emozionante ed entusiasmante.

Il racconto, scritto dall’aviatore francese Antoine de Saint-Exupéry nel corso del secondo conflitto mondiale, è da sempre uno dei capisaldi della letteratura per ragazzi.

Conserva un tono delicato ed ingenuo nel corso dell’intera narrazione che è anche metafora di uno sguardo fanciullesco e puro sul mondo.

Un aviatore, caduto in avaria nel deserto del Sahara, incontra un bambino biondo, un piccolo principe che viene dal cielo, da un altro mondo: da un asteroide.

Il fantastico viaggio del piccolo principe è uno specchio dei difetti del genere umano: i personaggi che si susseguono nella narrazione raccontano l’ipocrisia, la ricerca del vuoto potere, l’egoismo e la vanità, la schiavitù del denaro, il sapere accademico fine a se stesso, la tendenza a rinchiudersi in scatole e regole sociali, l’incapacità di riconoscere le proprie debolezze. L’incapacità degli adulti di comprendere le fantasie dei bambini. L’oblio, la dimenticanza di essere stati a nostra volta bambini.


Quando Monica ha proposto a tutti noi questa nuova sfida, questa novità rispetto ai concerti che siamo abituati da vent’anni a proporre, è stato chiaro sin dal primo istante in quale direzione dovesse andare il nostro sforzo, non solo musicale, ma oserei dire “etico”.

I luoghi, gli spazi, i paesaggi di questo racconto sono dominati dalla solitudine e raccontano delle difficoltà dell’uomo nel trovare ciò che davvero conta al di là delle apparenze e delle illusioni: l’amicizia, i sinceri legami di affetto, che lo scrittore rappresenta con una volpe.

Si tratta di una lettura a più livelli, in cui il paesaggio non solo è quello catturato dallo sguardo, ma anche quello abbracciato dai sentimenti. La seconda direzione è quella di affinità ad un altro tema, che ben si lega al paesaggio: la ricorrenza proprio nel 2019 dell’Anno Internazionale per le Lingue Indigene promosso dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Il Piccolo Principe è, infatti, un inno alla tolleranza e all’amore, alla riscoperta del valore supremo dei sentimenti, di una visione pura e sincera di ciò che ci circonda, anche quando si tratta di asteroidi lontani e di chi li abita.

La risoluzione UNESCO è, in questo senso, il pretesto per riscoprire il valore fondamentale della preservazione dell’identità culturale e quindi delle lingue, all’interno di un mondo sempre più interconnesso.

Le lingue indigene garantiscono la stessa visione pura e sincera che ha il piccolo principe sugli asteroidi che visita: esse identificano l’origine e l’appartenenza ad una comunità e portano con sé il complesso paesaggio di valori etici e sociali delle popolazioni che le parlano, proprio perché traggono la propria identità dall’interazione diretta con i territori, di cui diventano risorse per lo sviluppo, la creazione del dialogo tra culture, della pace e della riconciliazione.


Tutte queste nostre parole sarebbero contenitori vuoti se non realizzassimo nulla e non agissimo, quindi, all’interno del nostro paesaggio, come associazione.

La partenza del Piccolo Principe al termine del racconto è il compimento di un viaggio di crescita e di maturazione per il narratore.

Il viaggio del nostro gruppo ha radici giovani, ma profonde, che ci permettono di continuare a vedere chiaramente il nostro ruolo presente e futuro all’interno del nostro territorio e della nostra comunità. Abbiamo il compito di creare e di mantenere vivo un ambiente umano sicuro, in cui ogni individuo abbia la possibilità di esprimersi secondo i propri talenti e le proprie aspirazioni. Abbiamo il privilegio e il dovere, la responsabilità di renderci leader, di prenderci cura e di formare nuove e vecchie generazioni, in un ambiente effervescente in grado di evolversi e di porsi nuovi obiettivi, alla lingua indigena più antica ed universale che esista: la musica.


Il paracadutista austriaco Felix Baumgartner, riflette così sulla più celebre delle sue imprese: “Vorrei che tutto il mondo vedesse ciò che ho visto io. A volte è necessario salire molto in alto per capire quanto piccolo sei veramente”.

Le cose importanti non si vedono. Sono stelle troppo piccole. Le percepiamo solo quando sono in gruppo, come le costellazioni. 

La forza di un’idea, di un progetto, la sua importanza, sta nella sua semplicità e nel gruppo che la condivide.

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